Una fede che costa tutto: la storia di Wang, giovane cristiano in fuga dalla Cina

ACP Humanitarian AidBlog Ita, Internazionale

Ha 26 anni. Per motivi di sicurezza lo chiameremo Wang. La sua è una storia che parla di fede, coraggio e speranza. Una storia che ricorda come ancora oggi, in diverse parti del mondo, vivere apertamente la propria fede ha conseguenze molto pesanti.

Wang è arrivato in Italia un paio di anni fa e frequenta una chiesa evangelica del nord Italia.
Si è convertito al Signore grazie alla testimonianza di sua madre e all’età di 19 anni ha iniziato a condividere il Vangelo in Cina insieme ad altri giovani credenti di un gruppo evangelico appartenente alla Chiesa clandestina.
«Sono stato denunciato e ricercato dalla polizia per aver condiviso il Vangelo, la Cina è un Paese per atei, credere nel Signore e avere fede in Dio non è ammesso.  Sono fuggito e sono rimasto nascosto per molto tempo. Solo grazie all’accoglienza di fratelli e sorelle in Cristo ho avuto un posto dove stare», racconta.
«In quel periodo non potevo ottenere il passaporto e  la mia famiglia, con grandi sacrifici, è riuscita a far revocare il provvedimento di cattura, ottenere il passaporto e fuggire dal Paese.»
Il prezzo pagato dalla sua comunità per aver condiviso apertamente il Vangelo  è stato altissimo.

«Nel 2021», racconta Wang, «uno dei fratelli con cui evangelizzavo è stato scoperto, arrestato e ha subito la condanna a sette anni e cinque mesi di carcere. Ho saputo che durante la detenzione ha subito torture e interrogatori finalizzati a ottenere informazioni sulla chiesa e i suoi responsabili e pastori».

Questi episodi di persecuzione rendono i fratelli cinesi estremamente prudenti nei confronti delle comunità cristiane cinesi presenti in Europa,  molti credenti provenienti dalla Cina evitano infatti di frequentarle perché temono possibili controlli o infiltrazioni riconducibili alle autorità del loro Paese. Questa percezione è diffusa tra i cristiani cinesi all’estero contribuendo al loro senso di isolamento.

Sebbene Wang viva in Italia il suo cuore è rivolto alla sua famiglia rimasta in Cina; da oltre un anno non ha contatti con sua mamma e i suoi fratelli.
ACP sta aiutando Wang attraverso assistenza legale e amministrativa per il disbrigo di tutte le pratiche previste dagli uffici di immigrazione, lezioni di italiano, accoglienza, sostegno economico, ascolto e vicinanza.
Fra pochi giorni Wang dovrà comparire davanti alla Commissione Territoriale per la valutazione della sua domanda di rifugiato politico.
ACP ha deciso di sostenerlo concretamente, provvedendo al costo del viaggio in treno verso Roma e il pernottamento. Ci saranno credenti che si prenderanno cura di lui e un interprete.

Wang ha timore di raccontare davanti alle autorità tutto ciò che ha vissuto e questo appuntamento gli provoca un forte stato di ansia. Teme per la sua famiglia e per ciò che potrebbe accadere se la sua richiesta non fosse accolta. Ricordiamo tuttavia che lo Stato italiano assicura la protezione a coloro che sono perseguitati a causa della propria fede.

Chiediamo ai nostri lettori di unirsi a noi nella preghiera affinché trovi il coraggio e la forza di testimoniare davanti alle autorità ciò che ha vissuto, senza timore di essere tradito e che la verità della sua storia possa essere ascoltata per ottenere lo status di rifugiato.

Per molti cristiani la libertà di credere è scontata, per tanti altri invece, ha un prezzo molto alto, non dimentichiamo i nostri fratelli perseguitati.

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